Giugno 3, 2021

Alzheimer: sintomi tipici per una corretta diagnosi

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Riconoscere i primi sintomi dell’Alzheimer è fondamentale per agire con un piano di cura tempestivo che può ritardare efficacemente l’evoluzione della malattia.


Il morbo di Alzheimer, infatti, ha un decadimento progressivo: con il passare degli anni le condizioni di chi soffre di Alzheimer sono destinate a peggiorare. Tuttavia, una diagnosi rapida, grazie al riconoscimento dei sintomi dell’Alzheimer in ambito familiare, può realmente migliorare la qualità della vita di chi ne è affetto.


Alzheimer: fasi della malattia

Nel morbo di Alzheimer, il decorso della malattia è caratterizzato dal susseguirsi di tre fasi, individuate a partire dallo status dei sintomi. 


Definire i tre stadi dell'Alzheimer è utile ai medici per seguire il paziente e cambiare la terapia in corso; terapia, ricordiamolo, che può attenuare i sintomi e ritardare il decadimento cerebrale, ma purtroppo non è ancora una cura in grado di fermare del tutto questa forma di demenza.


Per ogni fase è possibile associare una serie di sintomi di gravità differente, che rendono mano a mano più impellente la necessità di un aiuto fisso per la persona che ne è affetta. Sia il caregiver che il medico devono continuamente aggiornarsi a vicenda per seguire il progresso della patologia. 


La nostra piattaforma CareVox può aiutare chi si prende cura della persona con Alzheimer a comunicare rapidamente, tenendo un diario vero e proprio dei sintomi e del loro avanzamento. 


alzheimer sintomi

I sintomi dell'Alzheimer definiscono le tre fasi della malattia.


Alzheimer: primissimi sintomi (stadio I)

Questa è la fase più delicata, nonché quella più difficile da identificare. L’Alzheimer si presenta quasi sempre in età avanzata, in persone che hanno superato i 60 anni. I primi sintomi dell’Alzheimer, quali la perdita di memoria o la difficoltà di concentrazione, sono spesso imputati all’età e, senza volerlo, si perdono momenti importanti per il riconoscimento della malattia.


Se capita saltuariamente di dimenticare un evento si può rimanere sereni, sempre con un occhio vigile verso la persona cara. Si può iniziare a sospettare di sintomi di Alzheimer premonitori quando la persona:


  • dimentica spesso di portare a termine un’azione;
  • dimentica avvenimenti e ricorrenze con una certa frequenza;
  • sviluppa una sindrome depressiva caratterizzata inizialmente da pura svogliatezza;
  • fatica a trovare le parole mentre sta parlando;
  • diventa ripetitiva, dimenticando di aver già detto qualcosa una prima volta;
  • tende a perdersi in ambienti nuovi o a non avere la cognizione del tempo.

Di tutti questi primi sintomi dell’Alzheimer se ne accorgono di solito i familiari, e la prima reazione, quando si fanno notare questi nuovi e insolito comportamenti, è spesso negativa. 


L’età avanzata tende a diventare la colpevole principale di questo stato, ma non bisogna farsi ingannare. Quando la sintomatologia compare con una certa assiduità, è bene consultare un neurologo quanto prima. 


Alzheimer fase intermedia (stadio II)

A questo punto sarà evidente ai familiari e a chi si occupa della persona che soffre di Alzheimer che c’è più di qualcosa che non va, e che non si tratta soltanto di vuoti di memoria. 


La persona perde progressivamente la sua autosufficienza. Nello svolgimento degli impegni quotidiani, come cucinare, guidare la macchina, prendersi cura di un animale domestico, non è più in grado di fare tutto da sola. 


Perde l’orientamento, sia del tempo che dello spazio, e se lasciata da sola può uscire di casa e perdersi tra le strade del proprio quartiere, che un tempo conosceva alla perfezione. Il caregiver diventa una figura d’obbligo per la sua esclusiva tutela.

Alzheimer fase terminale

primi sintomi alzheimer

Riconoscere i primi sintomi dell'Alzheimer può aiutare a rallentare l'avanzamento della malattia.

Nella fase terminale dell’Alzheimer le condizioni della persona peggiorano progressivamente. 


La capacità di prendere decisioni in autonomia è completamente annullata, così come l’autosufficienza nella vita quotidiana. Possono nascere dei pensieri suicidi, frutto di una depressione molto forte e della perdita totale di socialità e di controllo sulla propria vita. 


Nello stadio finale dell’Alzheimer la capacità di linguaggio è assente o molto ridotta, così come quella di alimentarsi in maniera autonoma o di muoversi, a volte definitivamente. 


Proprio per la debolezza fisica che comporta questa mancata autosufficienza, non è inusuale che si contraggono malattie dovute al calo delle difese immunitarie, come polmoniti, piaghe da decubito o disidratazione.


Sintomi Alzheimer precoce

I sintomi dell’Alzheimer precoce ripercorrono quelli della prima fase di Alzheimer, con la differenza che si presentano molti anni prima dei canonici 65 anni, età individuata dalla scienza come più ad alto rischio per l’inizio della malattia.


Su come si manifesta l’Alzheimer nella sua forma precoce, quindi, non restano dubbi: 


  • memoria corta, soprattutto quella a breve termine; 
  • difficoltà di concentrazione; 
  • fatica a seguire e portare avanti un discorso fino alla fine, poiché mancano le parole o si perde il filo; 
  • sbalzi d’umore e cambiamenti della personalità.

Non è semplice individuare l’Alzheimer precoce, poiché raramente si pensa a questa malattia quando i sintomi compaiono i un giovane di 30 o 40 anni. Una visita neurologica può dare però un riscontro appropriato, anche attraverso la risonanza magnetica a cui tutti i sospetti Alzheimer si sottopongono. 


La comparsa di placche amiloidi nel tessuto cerebrale, caratteristiche della malattia di Alzheimer, si presentano infatti anche nei pazienti con Alzheimer precoce.


Sintomi Alzheimer e demenza senile: quale correlazione?

Dal momento che la sindrome di Alzheimer e la demenza senile hanno diversi sintomi in comune, i familiari e i caregiver sono spesso portati a confondere e sovrapporre le due malattie.


Si tratta, però, di una sovrapposizione non precisa, poiché con demenza si intende l’insieme delle malattie neurodegenerative, tra cui rientra ad esempio anche la demenza vascolare, o alcune forme di demenza reversibili che si sviluppano a causa di malattie alla tiroide, depressione o abuso di sostanze.


Il morbo di Alzheimer è una delle diverse forme di demenza esistenti. Non sono quindi termini sinonimi, ma una è una patologia specifica, l’altra un gruppo di patologie accomunate da sintomi che riguardano l’aspetto emotivo e la capacità cognitiva degli individui.


Alzheimer: aspettativa di vita

In quanto tempo peggiora la sindrome di Alzheimer? Questa è una domanda molto frequente da parte di chi si prende cura delle persone affette da questa malattia. 


Di solito, dal momento dell’esordio, la sintomatologia può peggiorare nell’arco di un paio di anni o in un periodo di tempo più lungo, arrivando fino a dieci-dodici anni.


Ciò dipende da quanto velocemente si riscontra la malattia nella sua fase iniziale e dalle terapie che i medici adottano per mantenere quanto più possibile cosciente e autosufficiente ogni loro paziente.


Il morbo di Alzheimer resta comunque una patologia che va seguita attentamente, sia per garantire la sicurezza e la salute alle persone che ne soffrono, sia per adeguare le cure in base allo stadio in cui ci si ritrova.


Con CareVox aiutamo i caregiver e i medici che si prendono cura della persona affetta da Alzheimer, rendendo più facile e immediata la comunicazione sullo stato della malattia. Rimanere in stretto contatto è indispensabile per aiutare chi sta male, nel modo più adeguato.


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