Giugno 1, 2021

Cure Alzheimer: l’assistenza ideale tra terapie e supporto emotivo

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Quella dell’Alzheimer è una forma di demenza tanto diffusa quanto scoraggiante, che richiede una grande attenzione da parte delle persone vicine per conseguire con successo le cure per Alzheimer a scopo preventivo. 


A oggi non esistono terapie in grado di far regredire o di far scomparire del tutto l’Alzheimer. Le cure per l’Alzheimer consistono principalmente nella prevenzione della malattia, nel trattamento dei sintomi e nel miglioramento della qualità di vita.


Alla persona con Alzheimer è importante infatti garantire una vita serena, prendendosi cura non solo della sua mente, ma anche della sua socialità e del suo stato d’animo. 


La progressiva alienazione tipica di questa malattia è forse il problema più grande, ed è quello che richiede una maggiore attenzione da parte dei caregiver e dei professionisti sanitari.


Diagnosi precoce: come riconoscere l'Alzheimer

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La diagnosi precoce può rallentare l'avanzamento della malattia in maniera efficace.


La prevenzione è fondamentale per agire quanto prima con i migliori trattamenti per rallentare il deterioramento cognitivo causato dall’Alzheimer.


Prima si attuano dei protocolli utili a mantenere la mente vigile e attenta, più alta è la probabilità che le fasi peggiori dell’Alzheimer ritardino la loro comparsa.


I comportamenti più comuni che si manifestano nelle fasi iniziali dell’Alzheimer sono: 


  • problemi di linguaggio: difficoltà a ricordare le parole, frequente perdita del filo del discorso;
  • problemi di memoria: si riscontra soprattutto nella memoria a breve termine, ad esempio non ci si ricorda un numero letto qualche momento prima o una notizia sentita qualche ora prima; 
  • difficoltà di apprendimento: si fa più fatica a memorizzare informazioni nuove rispetto al passato.

Se questi comportamenti si presentano senza preavviso, e vanno via via peggiorando, è opportuno programmare, in accordo con il proprio medico, una visita neurologica per verificare un eventuale inizio di Alzheimer. 


Attraverso CareVox è possibile registrare molti parametri vitali, sia fisici che psico-emotivi, così che il medico o il neurologo possano essere costantemente informati sullo stato di salute della persona affetta da Alzheimer e suggerire la terapia più adatta all'evolversi della malattia.


Il proprio medico o il neurologo possono così essere costantemente informati sulla frequenza degli episodi sospetti e questo può aiutare a definire una diagnosi precoce.


Alzheimer: cura non farmacologica

Alla parte farmacologica, più o meno presente nella vita di chi soffre di Alzheimer, si accompagna una parte molto importante che riguarda l’allenamento delle funzioni cognitive e il mantenimento della socialità. 


Gli stimoli esterni e gli esercizi di memoria sono infatti parte integrante della cura per Alzheimer.


Il medico saprà consigliare gli specialisti più adeguati a eseguire esercizi riabilitativi per la mente. È una vera e propria “fisioterapia per la memoria”, un allenamento progressivo e costante che dà ottimi risultati nel tempo, soprattutto nel ritardare il peggioramento dell’Alzheimer.


Tra le terapie non farmacologiche per l’Alzheimer rientrano, ad esempio:


  • Doll Therapy, “terapia della bambola”: prendersi cura di un’altra persona richiede uno sforzo cognitivo non indifferente. L’efficacia della terapia della bambola è ampiamente dimostrata specialmente nei pazienti con Alzheimer avanzato, poiché l’idea di prendersi cura di un bambino richiede attenzione, necessità di ricordare i bisogni dell’altro, sforzi di memoria e di socialità;
  • Pet Therapy: la connessione cani-persone affette da Alzheimer è davvero potente. I cuccioli stimolano affettività, gioco, necessità relazionale, attenzione ai loro bisogni e miglioramento dell’umore. L’impiego della Pet Therapy, specialmente nelle strutture di accudimento degli anziani, è un vero e proprio toccasana;
  • Musicoterapia: la stimolazione sensoriale attraverso la musica dona ottimi risultati in termini di attenzione, anche per combattere l’apatia tipica dell’Alzheimer di grado moderato o avanzato. Quando è proposta in gruppo, peraltro, la musica stimola la socialità con balli e coinvolgimento emotivo;
  • Terapia Occupazionale: non c’è miglior modo di combattere l’Alzheimer tenendo mentalmente impegnate le persone che ne sono affette. Attività creative come la pittura e la musica sono strettamente indicate, ma non solo. Anche attività che richiedono la ripetizione di movimenti e istruzioni fanno sì che la memoria resti allenata e vigile, come il bricolage, l’uncinetto o le creazioni fai-da-te.

Farmaci Alzheimer: l’intervento medico

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Gli esercizi di riabilitazione e le terapie farmacologiche vanno di pari passo nella cura dell'Alzheimer.


Come anticipato all’inizio dell’articolo, non esistono purtroppo terapie farmacologiche in grado di arginare del tutto l’Alzheimer e la sua progressione.


Tuttavia, i medici, e in particolare i neurologi che si occupano della cura per l’Alzheimer, possono fornire farmaci e integratori sia per allontanare i sintomi, sia per rafforzare la mente.


Tra gli integratori sono spesso utilizzati gli integratori per la mente, a base di magnesio, potassio e vitamine del gruppo B. Queste, oltre ad agire sulla memoria e sulle capacità cognitive, donano vitalità e concentrazione, utili per contrastare l’apatia tipica delle persone con Alzheimer di grado avanzato.


La terapia per Alzheimer può includere anche antidepressivi, regolatori del sonno, farmaci ipnotici e ansiolitici, prescritti e somministrati sempre sotto lo stretto controllo del medico


Il morbo di Alzheimer è così diffuso che l’attenzione della ricerca verso la sua cura non si è mai arrestata. Le cure sperimentali per Alzheimer sono in continuo fermento e indicano la volontà di trovare la vera causa scatenante e agire sull’accumulo di proteine che si manifesta nel tessuto cerebrale delle persone affette dalla malattia. 


Il medico di riferimento potrà indicare le eventuali cure sperimentali per Alzheimer da provare, accedendo ai protocolli di riferimento aggiornati.


Assistenza Alzheimer: il vero aiuto viene dalle persone vicine

Nel peggiore dei casi, una persona con Alzheimer di grado avanzato non è più in grado di prendersi cura di se stessa e perde tutta la propria autosufficienza nella gestione della vita quotidiana.


L’intervento di un caregiver deve arrivare però molto prima di questo stadio. L’assistenza, la socialità e il supporto cognitivo sono tappe fondamentali per rallentare il decadimento delle funzioni cerebrali, così da allontanare quanto più possibile la fase finale della malattia.


In questo, la coalizione tra medico, caregiver e paziente è non solo auspicabile, ma fondamentale. Attraverso CareVox è possibile monitorare i comportamenti della persona con Alzheimer e tenere sotto controllo l’avanzamento della sua malattia.


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