Ottobre 3, 2021

Ipertensione arteriosa: guida completa

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Un italiano su sei, questi sono i numeri dell’ipertensione arteriosa in Italia, una patologia che colpisce il 33% degli uomini e il 31% delle donne in maniera omogenea tra le regioni del nord e quelle del sud.


Tra questi, circa il 15% è in una condizione di alto rischio per infarto, ictus e altre complicazioni potenzialmente mortali. 


In questo articolo approfondiremo i diversi aspetti dell’ipertensione: dai sintomi che aiutano a diagnosticare la patologia alla prevenzione e alla cura della pressione alta. 


Vedremo anche come l’alimentazione può influire sui valori della pressione, e quali sono i rischi che si corrono se la pressione alta è incontrollata.


Cos’è l’ipertensione

L’ipertensione è una patologia che interessa l’apparato cardio-circolatorio e consiste nell’aumento dei valori della pressione arteriosa.


Quando il cuore spinge il sangue dall’atrio sinistro verso le arterie, questa “spinta” si traduce in una pressione sui vasi sanguigni dentro i quali scorre il sangue stesso.


I valori della pressione vengono distinti in pressione massima e pressione minima.


La pressione massima, o pressione diastolica, si riferisce alla pressione presente nelle arterie quando il cuore si rilassa. Al contrario, la pressione minima, o sistolica, misura la pressione nel momento in cui il cuore si stringe per pompare il sangue nelle arterie.


Una pressione arteriosa normale si attesta su valori medi di 120 mmHg (millimetri di mercurio) per la massima e 70 mmHg per la minima


Questi valori possono cambiare, in rialzo o in ribasso, per diversi motivi. Vediamo quando diventano pericolosi per la salute, in entrambi i casi.


Valori ipertensione

pressione alta

L'ipertensione è conclamata quando la pressione è costantemente superiore a 140 mmHg per la massima e 90 mmHg per la minima.

Prima di entrare nel dettaglio nel range dei valori pressori che determinano una pressione troppo alta o troppo bassa, è bene distinguere l’ipertensione vera e propria da un rialzo pressorio occasionale.


Si parla infatti di ipertensione solo quando i valori della pressione rimangono stabilmente oltre i limiti individuati dall’OMS, che vedremo a breve. 


Un rialzo pressorio casuale, ad esempio in corrispondenza di una forte emozione, che rientra in valori normali in poco tempo, non è sintomo di una ipertensione arteriosa.


Ciò non significa, comunque, che debbano essere presi sottogamba: se la pressione massima supera i 180 mmHg e quella minima i 110 mmHg, si entra in uno stato di pericolo per la propria vita e bisogna subito recarsi in ospedale per essere monitorati.


L’ipertensione si definisce invece per una continuità di pressione alta, secondo i range così definiti:


  • pressione normale: massima 120-139 mmHg, minima 70-89 mmHg;
  • pressione alta: massima 140-179 mmHg, minima 90-109 mmHg;
  • pressione alta critica: massima uguale o superiore a 180 mmHg; minima uguale o superiore a 110 mmHg.

Tenuto conto di questi valori, in caso di riscontro frequente di pressione alta è sempre necessario rivolgersi al proprio medico di riferimento per accertamenti. 


Il contatto tra medico e paziente è importante per trovare la giusta terapia per l’ipertensione; per questo, la piattaforma CareVox può aiutare concretamente lo specialista e la persona affetta da ipertensione a comunicare in maniera veloce ed efficace.


Cause ipertensione

come curare ipertensione

Monitorare la pressione arteriosa è utile per impostare bene una terapia.


Perché sale la pressione? Non esiste una sola risposta a questa domanda, ma una serie di cause che, sia in maniera isolata che concatenata, portano all’aumento della pressione esercitata sulle pareti dei vasi sanguigni.


L’ipertensione può essere infatti una patologia a sé stante, ma può manifestarsi anche come sintomo di un’altra patologia che scatena un rialzo permanente della pressione. 


Si parla, in questo caso, di ipertensione secondaria, determinata ad esempio da una disfunzione renale o da malattie dell’apparato endocrino.


L’ipertensione secondaria è comunque una condizione molto più rara rispetto all’ipertensione essenziale, ossia quella che si esprime come patologia in quanto tale e non come conseguenza di altre patologie.


Le cause dell’ipertensione non sono definite con certezza. A oggi, si può parlare di fattori di rischio, ossia condizioni di vita che possono scaturire in un rialzo pressorio costante.


Tra queste cause si individuano:


  • l’età: l’ipertensione colpisce soprattutto le persone con età superiore a 40 anni
  • fumo: la sigaretta causa un rialzo pressorio immediato che, con il tempo, può diventare stabile
  • obesità: il sovrappeso è un fattore di rischio concreto per l’ipertensione in quanto i depositi di adipe in eccesso possono sollecitare una risposta eccessiva del sistema nervoso simpatico, implicato nel controllo della pressione arteriosa
  • stress: sebbene i picchi di stress siano correlati a un rialzo pressorio momentaneo, quando questi diventano stabili e ripetuti possono aumentare in maniera stabile il flusso sanguigno, trasformandosi in ipertensione essenziale
  • fattore ereditario: la familiarità per ipertensione è una delle cause che possono portare all’insorgenza, in età adulta, della patologia
  • malattie metaboliche: l’ipertensione può far parte di una serie di patologie tra loro legate, come l’aumento dei trigliceridi e del colesterolo, il diabete e l’iperuricemia, che nel complesso vengono identificate come sindrome metabolica.

Ansia e ipertensione

Tra i fattori scatenanti dei rialzi pressori abbiamo nominato anche lo stress, che può diventare causa di ipertensione permanente se il corpo è sottoposto a lunghi periodi di stress fisico o mentale.


Questo accade perché l’ansia, l’agitazione e tutte le emozioni legate alla sfera emotiva dello stress innescano nel nostro corpo una reazione primordiale, quella della paura.


Il corpo che avverte la paura reagisce “auto-potenziandosi”, tramite un aumento del cortisolo che aumenta direttamente la forza fisica.


L’aumento del cortisolo genera una serie di reazioni a catena che coinvolgono anche l’innalzamento pressorio, così come l’aumento della gittata cardiaca, del battito, una maggiore ossigenazione muscolare e il restringimento dei vasi sanguigni.

 

Di per sé, però, non basta un aumento momentaneo del cortisolo, seppur prolungato, a causare l’ipertensione. Tuttavia, può diventare un fattore concatenante in soggetti predisposti, per scatenare una pressione alta permanente da trattare come ipertensione.


Sintomi ipertensione: come riconoscerla

ipertensione sintomi

Il mal di testa è uno dei sintomi più diffusi dell'ipertensione.


La pressione alta non è una patologia facile da riconoscere. Anzi, il più delle volte non si esprime in alcun modo, e non ci sono sintomi correlati facili da identificare.


Quando questi sintomi appaiono, peraltro, sono del tutto simili a un mal di testa o un senso di agitazione e confusione che difficilmente fa pensare all’ipertensione. 


La maggior parte delle volte la diagnosi è prettamente clinica e appare solo durante alcuni esami specifici, come un elettrocardiogramma o un ECG Holter, un apparecchio che misura la pressione a intervalli predefiniti di tempo per 24 ore consecutive.


La cefalea resta il sintomo più diffuso nell’ipertensione: un mal di testa continuo e ripetuto nel tempo va considerato come possibile manifestazione di un rialzo pressorio permanente.


Meno frequenti, ma altrettanto significativi, sono l’acufene, le vertigini e la perdita di sangue dal naso, anche se quest’ultima è ancora oggetto di dibattito scientifico. 


Il nostro consiglio è quello di effettuare comunque un elettrocardiogramma e una visita cardiologica di controllo ogni anno, per essere certi di non aver sviluppato un’ipertensione silente e asintomatica.


Rischi ipertensione

Nei paragrafi antecedenti abbiamo anticipato che l’ipertensione non deve essere presa sottogamba, perché le sue complicanze e i rischi legati alla pressione alta possono essere pericolosi per la qualità di vita, se non fatali.


L’aumento della pressione sui vasi sanguigni genera un enorme sforzo che le pareti dei vasi non sempre riescono a trattenere. Con l’andare del tempo, i vasi sanguigni possono assottigliarsi fino al punto di rottura.


rischi ipertensione


Quando si rompe un vaso sanguigno avviene quello che viene comunemente chiamato ictus, una patologia potenzialmente mortale nel giro di poche ore.


Inoltre, quando l’ictus colpisce i vasi sanguigni cerebrali, si qualifica come ictus cerebrale e può causare perdite gravi alla memoria e all’autosufficienza della persona colpita.


Un’altra conseguenza tipica dell’ipertensione non controllata è l’infarto, che colpisce, nello specifico, il cuore. La pressione alta fa aumentare il volume del sangue, e di conseguenza aumenta la gittata cardiaca, ossia “quanto” sangue viene spinto dal cuore verso le arterie.


Se nelle arterie sono presenti degli ostacoli, ad esempio trombi o placche di aterosclerosi, questi formano un muro contro cui il sangue si ferma, o rallenta notevolmente. 


A questo punto, il sangue smette di circolare in maniera fluida e il tessuto di cui è formato il muscolo cardiaco rimane senza ossigeno per più o meno tempo. L’assenza di ossigeno sfocia in una necrosi del tessuto cardiaco, causa, appunto, dell’infarto.


Questa è la ragione per cui chi soffre di ipertensione deve tenere sotto controllo i valori del colesterolo: un eccesso di colesterolo nel sangue è la prima causa di formazione delle placche.


Altre conseguenze dell’ipertensione sono patologie che possono colpire i reni, gli occhi e il cervello, con forme di encefalopatia.


Nell’immediato, in caso di pressione alta, è necessario rivolgersi a un medico che possa controllare la pressione e agire tempestivamente per abbassarla.


Per pressioni superiori a 180 mmHg per la massima e 110 mmHg per la minima, bisogna recarsi immediatamente al pronto soccorso; per pressioni superiori a 140 mmHg e 90 mmHg, resta comunque consigliabile l’intervento medico, il prima possibile.


Prevenzione dell’ipertensione  

L’ipertensione, di per sé, non è una malattia fatale.


Al contrario, è una patologia con cui si può tranquillamente convivere se, e solo se, si tiene sotto controllo e si presta molta attenzione alla sua gestione complessiva.


In questo, il rapporto tra cardiologo/medico di base e paziente è fondamentale.


La comunicazione, che può essere semplificata da una piattaforma come CareVox, è utile per tenere traccia del diario della pressione, per annotare sintomi e controlli da effettuare, così da gestire la patologia in maniera puntuale e precisa.


Ai primi rialzi pressori, ogni medico consiglierà delle buone abitudini che sono molto efficaci nel ridurre la pressione arteriosa. Ecco quali: 


  • smettere di fumare, il fumo di sigaretta aumenta la pressione fino a 10 mmHg in più nella mezz’ora successiva all’assunzione di nicotina
  • dimagrire, il peso ponderale eccessivo è un fattore di rischio molto alto per l’ipertensione
  • ridurre il consumo di sale, il sale è un nemico giurato della pressione: il suo consumo stimola il sistema nervoso a produrre più adrenalina, ormone che causa la vasocostrizione delle arterie e di conseguenza l’aumento della pressione al loro interno
  • aggiungere, alla propria dieta quotidiana, integratori alimentari per ipertensione che contengono ingredienti naturali che influenzano l’andamento pressorio, come aglio, magnesio, potassio e omega-3
  • ridurre lo stress, uno stile di vita sano, che alterna attività lavorativa, attività fisica, sport e riposo, permette al corpo di autoregolare la pressione arteriosa in funzione delle azioni che sta svolgendo in quel momento;
  • praticare yoga e mindfulness, queste due discipline migliorano il controllo delle nostre emozioni con effetti benefici sul corpo e sulla mente. In concomitanza con le altre forme di prevenzione, possono notevolmente migliorarne i risultati.

Dieta per ipertensione

rimedi ipertensione

L'alimentazione per ipertensione aiuta a ridurre i rialzi pressori e a normalizzare la pressione sanguigna.


La qualità dell’alimentazione incide sullo stato dell’ipertensione non solo per dimagrire, ma anche per l’equilibrio elettrolitico che sta alla base di una corretta pressione arteriosa.


Alcuni minerali e alcune vitamine sono infatti fondamentali per mantenere il corpo in questo stato di equilibrio; la scelta di alcuni alimenti è pertanto significativa per la gestione complessiva dell’ipertensione.


Una buona dieta per l’ipertensione non è necessariamente ipocalorica (a meno che non si abbia un peso eccessivo, per cui dimagrire è necessario ai fini del rientro della pressione); tuttavia, non può prescindere da alcuni accorgimenti, quali: 


  • aumento del consumo di fibre e cereali integrali
  • riduzione drastica della quantità giornaliera di sale
  • aumento del consumo di omega-3 sotto forma vegetale e animale
  • riduzione della carne rossa, da preferire la carne bianca
  • riduzione dei dolci e dello zucchero, che causano un aumento della glicemia. 

Ecco una lista di alimenti che abbassano la pressione e che andrebbero inseriti nella dieta giornaliera di chi soffre di ipertensione:

  • olio di oliva, benefico per il cuore e per la circolazione 
  • frutta secca, in particolare noci e mandorle, ricche di magnesio e di oli vegetali contenenti omega 3 e omega 6
  • pesce azzurro, ricco di omega 3 che abbassa il colesterolo e favorisce l’attività cardiaca
  • semi di lino, anche questi ricchi di omega 3, da aggiungere all’insalata o alle ricette
  • melograno e banane, ad alto contenuto di potassio
  • barbabietole, ricche di nitrati che favoriscono la vasodilatazione
  • cioccolato fondente, il cui contenuto di polifenoli stimola la produzione dei nitrati.

Inoltre, è preferibile consumare frutta di stagione e verdura fresca ogni giorno, in particolare frutti come i mirtilli e le fragole, che contengono polifenoli e antiossidanti, e l’anguria, altamente drenante.


Cura ipertensione

In caso di ipertensione conclamata diagnosticamente, la cura per l’ipertensione passa per alcune terapie farmacologiche che solo il medico può prescrivere e controllare.


Sia all’inizio della terapia che durante i cambi di stagione, il corpo ha bisogno di tempo per rispondere ai farmaci e regolare la pressione in maniera corretta.


Questi periodi sono molto particolari, perché da qui si può capire se la terapia sta funzionando o meno. 


Ecco perché ribadiamo l’importanza di un contatto continuativo con il proprio medico, attraverso piattaforme come CareVox che consentono un dialogo immediato su uno strumento condiviso online, dove medico e paziente possono scambiarsi informazioni in tempo reale.


Generalmente, i farmaci per l’ipertensione si dividono in quattro categorie: 


  • diuretici, che riducono il volume del sangue attraverso l’espulsione dei liquidi in eccesso
  • calcio antagonisti, che rilassano le pareti delle arterie impedendo la stretta contrazione delle fibre muscolari che le compongono
  • beta bloccanti e alfa bloccanti, che impediscono la contrazione delle fibre delle arterie agendo sull’impulso della contrazione stessa
  • inibitori del sistema renina-angiotensina, un complesso meccanismo che regola la pressione arteriosa a partire dall’equilibrio elettrolitico, regolato da reni e surreni.

In aggiunta alle terapie farmacologiche, un aiuto al controllo della pressione può essere dato da alcune tecniche di respirazione che riducono il livello di cortisolo e riescono ad abbassare leggermente la pressione esercitata sulle arterie.


Tra queste tecniche di respirazione ricordiamo:


  • tecnica dei 5 respiri: in posizione seduta, con la schiena dritta, porta la testa leggermente all’indietro e fai cinque respiri lentissimi, inspirando ed espirando a pieni polmoni con tutta calma. Respira solo dalla bocca, disegnando una “o” stretta con le labbra
  • tecnica della respirazione addominale: posiziona una mano sul petto e una sulla pancia. Quando inspiri, indirizza l’aria dal naso direttamente all’addome, sul diaframma, mentre il petto rimane fermo. Trattieni l’aria per qualche secondo prima di espirare, e ripeti l’esercizio per cinque-dieci minuti, fin quando non sentirai di aver raggiunto una maggiore tranquillità
  • tecnica della respirazione mindfulness: è una delle prime tecniche che si imparano praticando la meditazione, e consiste nell’isolarsi totalmente dall’esterno per concentrarsi solo sul proprio respiro per cinque minuti al giorno. Aiuta ad abbassare il battito cardiaco e a calmare lo stress e l’agitazione.

Ripetiamo ancora che sia queste tecniche che gli accorgimenti descritti nel paragrafo “Prevenzione dell’ipertensione” sono utili per controllare i rialzi pressori, ma la terapia farmacologica concordata con il medico resta l’unica cura possibile per la pressione alta.


Conclusione

Se vuoi approfondire i temi trattati qui sull'ipertensione, ti consigliamo la lettura di questi articoli: 



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